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Negli anni novanta del ventesimo secolo si fa strada nella psicoterapia la metafora narrativa: l’attenzione del clinico si rivolge all’attività narrativa e autobiografica propria di tutti gli esseri umani. Non è tanto importante una... more
Negli anni novanta del ventesimo secolo si fa strada nella psicoterapia la metafora narrativa: l’attenzione del clinico si rivolge all’attività narrativa e autobiografica propria di tutti gli esseri umani. Non è tanto importante una realtà da comprendere e in cui rintracciare le radici di un problema o di un disagio, quanto piuttosto come quella realtà viene raccontata e come il linguaggio costituisce quella realtà. Il pensiero narrativo si rivela illuminante più del pensiero paradigmatico che la psicologia aveva ereditato dalla medicina e dalle scienze esatte.
Nello stesso periodo, la teoria dell’ipertesto mette in discussione le regole della narrativa tradizionale, introducendo la multilinearità, con la possibilità di immaginare realtà e mondi plurali.
Per quanto riguarda le applicazioni alla psicoterapia, è soprattutto la terapia della famiglia che permette di cogliere la connessione tra l’idea di una conoscenza reticolare, “democratica” e non gerarchica, e la metafora multilineare della rete e dei nodi (per esempio Internet). E’ forse possibile immaginare la psicoterapia come la costruzione di un testo aperto che, per esempio nel colloquio diagnostico, prevede più finali, lasciati incompiuti, anziché un’unica conclusione decisiva e autorevole. In linea con l’approccio ipertestuale, questo volume ha una struttura dialogica. A partire dall’idea che la teoria dell’ipertesto potesse dire qualcosa di nuovo sul Sé, sulla psicoterapia, sulla relazione d’aiuto, i due autori studiano il medesimo oggetto da prospettive diverse e complementari, accomunate tuttavia dall’adesione al modello sistemico relazionale della Scuola di Milano
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L'originale in Inglese di questo articolo-intervista è stato pubblicato sulla rivista "Metalogos - Systemic Therapy Journal" n. 32/2018. Giuliani e Schinco rispondono a 5 domande di Piselli: Come tenere insieme teorie, prassi e autori... more
L'originale in Inglese di questo articolo-intervista è stato pubblicato sulla rivista "Metalogos - Systemic Therapy Journal" n. 32/2018.
Giuliani e Schinco rispondono a 5 domande di Piselli: Come tenere insieme teorie, prassi e autori diversi? Qual è attualmente il vostro rapporto con i testi di Bateson? Quali sono state per voi le esplorazioni teoriche più appassionanti degli ultimi anni? Qual è oggi la vostra casa teorica? Se poteste parlare oggi al giovane terapeuta che siete stati, cosa vorrebbe sapere da voi?
Oltre a formulare le domande, Piselli introduce e fa un commento finale
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Versione Italiana dell’originale in inglese pubblicato da
“Metalogos Systemic Therapy Journal”, n. 32/2018
metalogos-systemic-therapy-journal.gr/en
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“Ho iniziato nel ‘90 a perdere chili e ad essere in amenorrea anche se ho continuato sempre a lavorare. Ricordo l’ultimo giorno di lavoro, avevo l’appuntamento col medico e alle 18 è venuto a prendermi mio papà per accompagnarmi alla... more
“Ho iniziato nel ‘90 a perdere chili e ad essere in amenorrea anche se ho continuato sempre a lavorare.
Ricordo l’ultimo giorno di lavoro, avevo l’appuntamento col medico e alle 18 è venuto a prendermi mio papà
per accompagnarmi alla visita.
La mattina dopo ero già in ospedale, ma ho lavorato fino all’ultimo giorno...”
Manuela
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Editoriale del n. 21 di Connessioni (Cibo, corpo, cultura) curato da Pietro Barbetta e Massimo Giuliani
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Sommario Negli anni Novanta il movimento narrativista criticò aspramente la pratica terapeutica del Milan Approach, ispirata a princìpi cibernetici e costruttivisti. Ma: 1) connotazione positiva e sensibilità al paradosso svelano oggi un... more
Sommario
Negli anni Novanta il movimento narrativista criticò aspramente la pratica terapeutica del Milan Approach, ispirata a princìpi cibernetici e costruttivisti. Ma: 1) connotazione positiva e sensibilità al paradosso svelano oggi un valore che nel periodo dell’esaltazione controparadossale restava nascosto; 2) liquidare come autoritari il set- ting e la scansione temporale della seduta, per privilegiare una visione della cura come attività narrativa, ne ha indebolito proprio gli aspetti strutturali e “ritmici” — dunque narrativi.

Parole chiave
Terapia sistemica, terapia narrativa, Milan Approach, sociocostruzionismo, teoria della tecnica

Summary
In the Nineties, the narrativist movement has harshly criticized the therapeutical prac- tice of the Milan Approach, inspired by cybernetic and constructivist principles. But 1) nowadays, positive connotation and paradox awareness reveal an importance that would remain hidden during the period of counter-paradoxical exaltation; 2) to gun down the setting and the temporal articulation of the session as authoritarian, to privilege a vision of therapy as a narrative activity, weakened right its structural and “rhythmical” — therefore narrative — aspects.

Keywords
Systemic therapy, narrative therapy, Milan Approach, social constructionism, theory of techniques
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Sono passati alcuni decenni dall’impatto che gli studi sulla comunicazione del gruppo del Mental Research Institute di Palo Alto (Watzlawick e coll., 1967) ebbero nel campo delle scienze umane. L’effetto di quell’impatto non si è ancora... more
Sono passati alcuni decenni dall’impatto che gli studi sulla comunicazione del gruppo del Mental Research Institute di Palo Alto (Watzlawick e coll., 1967) ebbero nel campo delle scienze umane. L’effetto di quell’impatto non si è ancora smorzato, a dispetto del tempo trascorso: nondimeno, per più di un aspetto quel punto di vista che allora aprì strade nuove ed entusiasmanti, oggi ci sembra datato e parziale. Oggi la comunicazione si propone come la questione delle questioni e i temi della relazione e della comprensione reciproca ci impegnano e talvolta ci preoccupano: e le teorie del MRI cominciano a sembrarci insufficienti, se ad esse chiediamo una mappa per una società complessa e dinamica. Non rendono conto della vertiginosa complessità di livelli di significato implicati negli atti comunicativi (contenuto e relazione, dicevano gli studiosi del Palo Alto: e ciò sembrava bastare); non può sostenere col vigore necessario la sfida di convivere con le contraddizioni poste dal confronto con la differenza: il paradosso ci appare sempre più come una condizione con cui confrontarci che come un incidente da evitare.
Con questi e con altri punti ciechi della teoria gli studiosi successivi (v. Cronen e coll., 1982) si sono confrontati per iniziare a introdurre i temi della differenza in quel pensiero e in quel modello di lavoro terapeutico e clinico...
Lo script infranto genera un tessuto di storie e di narrazioni. Talvolta il collegamento tra queste narrazioni è chiaro, altre volte richiede percorsi ipertestuali più complessi. Il clinico seleziona collegamenti, costruisce un percorso,... more
Lo script infranto genera un tessuto di storie e di narrazioni. Talvolta il collegamento tra queste narrazioni è chiaro, altre volte richiede percorsi ipertestuali più complessi.
Il clinico seleziona collegamenti, costruisce un percorso, diventa autore della storia del paziente. Quest’ultimo diventa lettore/autore di quella nuova storia, selezionando a propria volta nuovi collegamenti ipertestuali e nuovi percorsi.
Indubbiamente le storie che costruiamo attorno a quel tavolo mi includono. Sono immerso fino al collo nella realtà che osservo, e in essa sono immerse le mie stesse premesse. Mi capita di riconoscere, nelle domande che mi pongo quando partecipo alla costruzione delle storie che emergono tra me e gli utenti tossicodipendenti che incontro, tracce degli script sulla
nascita, sulla morte, sulle relazioni intergenerazionali, sulla malattia, sulla perdita, persino sulla cura e sui farmaci, ai quali io stesso ho partecipato e contribuito...
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Se è vero che, come argomentano Cecchin e coll. (1997), la psicoterapia è il dialogo tra due pregiudizi - nel setting clinico quelli del terapeuta e quelli del paziente - il mio compito era in quel caso quello di delimitare un... more
Se è vero che, come argomentano Cecchin e coll. (1997), la psicoterapia è il dialogo tra due pregiudizi - nel setting clinico quelli del terapeuta e quelli del paziente - il mio compito era in quel caso quello di delimitare un meta-contesto in cui far dialogare i miei pregiudizi sistemici con i pregiudizi psicodinamici dell’istituzione-committente: trovai che il modello dei “family script” di John Byng-Hall (1991 e 1995) mi dava la possibilità di connettere “represented family” e “practising family”, mondo interno e relazioni. La metafora dei copioni [“script”] familiari strutturava una cornice olistica che poteva permettermi di pormi
in una posizione tale da poter osservare sia le relazioni che le dinamiche intrapsichiche.
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The “Milan Approach” is a worldwide renowned style of doing Systemic Psychotherapy developed since 1978 by Luigi Boscolo and the late Gianfranco Cecchin. Boscolo and Cecchin have both been medical doctors trained in Psychiatry and... more
The “Milan Approach” is a worldwide renowned style of doing Systemic Psychotherapy developed since 1978 by Luigi Boscolo and the late Gianfranco Cecchin. Boscolo and Cecchin have both been medical doctors trained in Psychiatry and Psychoanalysis but they left behind the restraints both of medicine and psychology, though never becoming “anti-psychiatrists” or hostile to clinical psychology.
In the frame of the General System Theory and inspired by Gregory Bateson’s thought they assumed that not mechanistic sciences, nor a clinical psychology trying to ape medicine could supply a suitable foundation for seeking change and growth when human systems are suffering in their relationships, emotions and ideation processes.
Resources coming from sciences, especially those studying not lineal change, are welcome. But when minds are concerned with mind’s things, all observations come out of participation. This implies that cultural, narrative, metaphoric and creative aspects of a therapeutic process are not peripheral but constitutive, as well as the therapist’s biography.
Since the aim is to put the client in the best possible condition for making choices, the Milan Approach dashes itself beyond the limits of a post-modernistic perspective, embarking on a territory where subjectivity and being meet up asking for freedom and responsibility.
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